Abstract Ciro Fiorentino

Il rinnovamento della didattica strumentale di base: elemento fondante per il necessario raccordo tra i diversi settori di studio.

Il riordino degli studi musicali, e la conseguente frammentazione del loro percorso, porta con sé timori e speranze. Il prevalere, nella riflessione didattica, dell’uno o dell’altro aspetto è più frequentemente legato al punto di vista dell’osservatore che ad una reale analisi delle possibilità didattiche che accompagnano tale processo di riforma.

Appare infatti evidente che, mentre dai Conservatori giungono messaggi di timore e richieste ai settori inferiori di fissare e garantire livelli in uscita adeguati alla possibile prosecuzione degli studi nell’AFAM, tra gli operatori della formazione musicale di base, così come tra coloro che stanno concludendo il primo anno di attività nei nuovi Licei Musicali, prevale la ricerca di un’identità nuova e la convinzione che sia indispensabile legare la definizione dei livelli in ingresso/uscita ad una profonda trasformazione dei modelli didattici. Solo alla luce delle profonde innovazioni didattiche sviluppatesi nelle SMIM, nei Licei Musicali sperimentali attivi dal 1999 ed alla ricerca attuata anche nei Conservatori da diversi docenti sarà quindi possibile definire un nuovo ordine delle competenze da acquisire a conclusione dei diversi settori di studio. Un “elenco” che non potrà esaurirsi nel definire unicamente i livelli tecnico/strumentali da raggiungere attraverso l’indicazione di studi o brani della letteratura strumentale, ma che dovrà valorizzare ogni aspetto della formazione musicale, dall’ascolto, all’analisi, alla capacità di eseguire e interpretare il testo musicale, sia individualmente che nell’ambito collettivo. 

Non sarà attraverso l’omologazione di questo o quel settore ad un modello preesistente, al di là del valore storico che possa sinora avere avuto, che si potrà raggiungere una reale e coerente verticalità del nuovo percorso di studi, bensì attraverso il riconoscimento delle specificità di ognuno di questi settori ed all’accettazione di una probabile disomogeneità tra di essi. Una verticalità quindi, che dovrà misurarsi con la necessità di far acquisire competenze spendibili, dapprima in un vasto spettro di finalità – professionali e non, come è indispensabile nella fase iniziale degli studi che, pur introducendo elementi di indirizzo risulta per sua natura orientativa – per potersi via via caratterizzare nelle fasi successive attraverso una progressiva specializzazione.